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APSA. Pubblicato per la prima volta il bilancio dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica

Lug 24, 2021 | Osservatorio News

Per la prima volta dall’istituzione nel 1967, l’APSA rende pubblico il suo bilancio.  L’atteso documento dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, diffuso oggi nel solco della trasparenza, è relativo all’anno 2020. L’Osservatorio Permanente sui Beni Ecclesiastici pubblica integralmente la presentazione del «bilancio di missione» curata dal Presidente di APSA Monsignor Nunzio Galantino.

 

Il ruolo dell’APSA

Nell’ambito della missione di annuncio e di testimonianza della Santa Sede, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica – APSA – svolge un ruolo fondamentale, in linea con quanto disse il futuro Paolo VI – Pontefice a cui il Dicastero deve il suo attuale nome – in una preghiera rivolta a San Francesco il 4 ottobre 1958: «noi non possiamo estraniarci dalla vita economica, è la fonte del nostro pane e di quello altrui».

Grazie alla sua autonomia giuridica, l’APSA provvede al sostentamento della Santa Sede, assieme ad altri organismi, quali il Governatorato e lo IOR. L’operato dell’APSA è sottoposto a controlli interni ed esterni. Esiste una chiara distinzione di competenze tra l’APSA che amministra e la Segreteria per l’Economia che si occupa del controllo e della vigilanza. L’obiettivo del Dicastero non è il profitto, ma la conservazione ed il consolidamento del patrimonio ricevuto in dote.

 

Uno storico «bilancio di missione»

La presentazione del documento, il primo reso pubblico dalla fondazione del Dicastero, è affidata a Monsignor Nunzio Galantino, Presidente APSA:

Se dovessi scegliere i primi destinatari di queste pagine – e quindi del bilancio dell’A.P.S.A. (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) 2020 – non esiterei a indicarli in tutti coloro che, con fiducia e generosità, hanno messo e continuano a mettere nelle mani della Chiesa cattolica parte delle loro risorse. Assieme ai proventi derivanti dalla risoluzione della “Questione romana”, sono infatti le loro donazioni all’origine del patrimonio della Sede Apostolica.

 

Al Dicastero che presiedo è affidato il compito di conservare e migliorare questo patrimonio sotto il profilo della qualità e, se possibile, anche della quantità, perché possa servire al raggiungimento dello scopo per il quale è stato costituito: sostenere il doppio profilo (apostolico e caritativo) del ministero che il Papa svolge attraverso le strutture della Curia Romana. Gli ambiti nei quali operano i vari Dicasteri sono: evangelizzazione, comunione della Chiesa nel mondo intero, comunicazione del Magistero, esercizio della giustizia e implementazione delle opere di carità.

 

Tutto ciò contribuisce a dare al bilancio della Santa Sede una connotazione particolare. Si parla infatti di «bilancio di missione».
La sua pubblicazione si inserisce nel più articolato processo che vede tutta la Chiesa impegnata a rispondere con generosità all’invito di Papa Francesco: «… rendere concreta la fedeltà di cui si parla nel Vangelo, agendo secondo il principio della trasparenza» («Motu Proprio» recante disposizioni sulla trasparenza nella gestione della finanza pubblica, 26 aprile 2021).

 

Colgo questa occasione per ringraziare quanti hanno contribuito in maniera diretta o indiretta alla stesura di queste pagine. Con loro, le affido a quanti vogliono conoscere, anche sul piano della gestione economico-finanziaria, l’azione della Chiesa e la consistenza del suo patrimonio.
Non nascondo la segreta speranza che la decisione di rendere pubblico il bilancio della Santa Sede, per la parte che compete all’A.P.S.A., possa contribuire a sostenere e incrementare la fiducia nell’azione e nella testimonianza della Chiesa.

 

I RISULTATI PRESENTATI

Il contributo per il fabbisogno della Curia romana si è dimezzato da 41 a 20 milioni: risultato comunque positivo, considerando le gravi conseguenze della pandemia di Covid. Nel 2020 gli utili sono stati meno di 51 milioni. Gli investimenti finanziari al 31 dicembre 2020 pari a 1.778 milioni.

La prima area di intervento riguarda il settore immobiliare, con la gestione attuale di 4.051 unità in Italia: il 92% nella Provincia di Roma (la maggior parte, il 64%, nelle zone adiacenti alla Città del Vaticano), il 2% tra Viterbo, Rieti e Frosinone, il 6% fuori dal Lazio. Circa 1.200 sono invece gli immobili gestiti all’estero tra Londra, Parigi, Ginevra e Losanna, e in Italia dalle società partecipate.

La seconda attività è quella mobiliare: l’APSA investe i fondi in titoli internazionali e a reddito fisso, fornisce consulenza, soluzioni finanziarie e accesso ai mercati dei capitali per i Dicasteri della Curia Romana e altri Enti della Santa Sede.

Terzo ambito è quello identificato nel bilancio come “Altre attività”: il Dicastero, cioè, oltre al contributo annuale alla Curia (nel 2020 sono stati 20,6 milioni di euro), sostiene ulteriormente all’economia della Curia offrendo servizi – per la maggior parte gratuiti – erogati dagli uffici acquisti, analisi e negoziazione titoli, contabilità, riscossione e pagamenti, e dalla “Peregrinatio Ad Petri Sedem” che si occupa della biglietteria e dell’organizzazione logistica dei viaggi per l’intera Santa Sede.

 

LA SFIDA DELLA PANDEMIA

Sempre, ma ancor più nella crisi attuale provocata dalle conseguenze della pandemia, l’APSA è chiamata a svolgere un’amministrazione credibile ed affidabile, agevolata dai processi di razionalizzazione, trasparenza e professionalità richiesti da Papa Francesco.

Le conseguenze socio-economiche della pandemia non hanno lasciato indifferente l’APSA che già a marzo 2020 ha deciso di venire incontro alle attività commerciali. Si è così deciso di cancellare una parte dei canoni di affitto, variabile tra il 30% ed il 50% a seconda dell’attività. Un altro terzo del canone potrà essere pagato alla fine dell’emergenza.