Ecosistemi di beni ecclesiastici: Iniziamo dal Vaticano

Ago 3, 2026 | Editoriali

Il sistema finanziario della Santa Sede sta attraversando una fase di profonda revisione, segnata da nuove normative sulla trasparenza e dai recenti bilanci in positivo di APSA e IOR. Al di là delle cifre, la complessa gestione del patrimonio ecclesiastico risponde a un rigoroso “ecosistema” normativo che subordina ogni bene materiale alla Missione della Chiesa. Scopriamo come la Santa Sede stia riorganizzando le proprie risorse, distinguendo la realtà dai luoghi comuni sulla ricchezza del Vaticano.

Il 31 luglio è stata pubblicata la nuova legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano.

Lo stesso giorno su VaticanNews è stato reso noto che l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA) chiude l’esercizio ordinario 2025 con il patrimonio netto in crescita a 2.686 milioni di euro. Nell’anno segnato dalla morte di Papa Francesco e dall’elezione di Papa Leone XIV, l’Amministrazione ha garantito piena continuità e stabilità di servizio, confermando il proprio ruolo di presidio istituzionale al servizio della Santa Sede.

Sempre in questo caldo mese di luglio, anche sul fronte delle notizie positive, lo IOR ha pubblicato il rapporto di sostenibilità 2025 con un utile di 51 milioni. L’Istituto conferma il proprio impegno per una finanza trasparente, responsabile e coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa. Nell’anno passato ha generato un valore pari a 67,6 milioni di euro, in crescita rispetto ai 50 dell’anno precedente. L’utile è stato destinato al Papa per il 36 per cento, al personale per il 23% e ai fornitori per il 14%; la quota restante ha contribuito al rafforzamento del patrimonio dell’Istituto.

In questo contesto sentiamo la mancanza di comunicazioni trasparenti sul patrimonio del Dicastero per l’Evangelizzazione (ex Propaganda Fide), che possiede numerosi beni immobili a Roma e non solo, affittati per produrre una redditività finalizzata, vale a dire risorse economiche da destinare alle missioni, di cui però, purtroppo, si sa poco.

Tuttavia, restiamo in chiave positiva sui netti e concreti miglioramenti sia nella gestione, sia nel controllo, ambito in cui riveste un ruolo strategico e fondamentale la Segreteria per l’Economia Vaticana. Sia, infine, nella comunicazione, perché se tutti siamo corresponsabili nella Missione della Chiesa, come recita la Costituzione Apostolica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II (al n. 33), dobbiamo come fedeli essere informati ed anche incoraggiati a donare (Obolo di San Pietro rinnovato) e pure a contribuire alla carità del Papa (registriamo anche un nuovo slancio del Dicastero per il servizio della Carità).

Gli ecosistemi di beni ecclesiastici

Con queste premesse che creano un habitat favorevole, introduco il tema degli ecosistemi dei beni ecclesiastici.

Utilizzo la metafora degli ecosistemi perché rappresentano la complessa rete di interazioni tra esseri viventi (biocenosi) e ambiente fisico (biotopo) che sostiene la vita sulla Terra, sulla nostra Casa Comune, e oggi questo delicato equilibrio è minacciato. Gli ecosistemi svolgono un ruolo essenziale nel mantenere la biodiversità, la salute del pianeta e la sopravvivenza umana.

Nella Chiesa l’equilibrio è garantito dallo Spirito Santo, dall’unità nella fede in Cristo e nell’Amore di Dio, però a noi tocca cooperare.

Parlo di ecosistemi di beni nella Chiesa perché esiste una molteplicità di ambienti, di carismi, una universale biodiversità di persone, di Enti e di beni di proprietà degli Enti che servono ai fini e alla Missione: sono queste finalità che illuminano di senso il possesso.

A questo punto non posso non citare il canone 1254 del Codice di Diritto Canonico: per coloro che non lo conoscono, penso sarà una bella scoperta che porterà una luce nuova sotto la quale contemplare la realtà dei beni della Chiesa.

Il diritto nativo: la libertà di fare il bene (canone 1254 §1)

Il primo paragrafo recita: “La Chiesa cattolica ha il diritto nativo, indipendentemente dal potere civile, di acquistare, possedere, amministrare ed alienare beni temporali per conseguire i fini che le sono propri”.

Quando leggo queste parole, mi riempio di forza e determinazione. Riascoltare l’eco di quel “diritto nativo, indipendentemente dal potere civile” agisce come uno stimolo a cercare la cosa giusta da fare “pase lo que pase” – “whatever it takes”, caschi il mondo… Significa che la Chiesa non riceve il permesso di esistere e di operare dallo Stato di turno o dalle fluttuazioni dei mercati: è un diritto che le appartiene per sua stessa natura. Ovviamente, questo avviene nel totale e rigoroso rispetto delle giuste leggi civili e fiscali dei paesi in cui la Chiesa opera e nel rispetto delle norme canoniche di cui più tardi tornerò a parlare. Ma con una consapevolezza precisa: il potere civile non può e non deve condizionare o bloccare la Missione, perché la Missione va oltre. I beni temporali non sono un accumulo di potere terreno, ma strumenti di libertà per evangelizzare.

La bussola dei tre fini (canone 1254 §2)

Se il primo paragrafo ci garantisce la libertà, il secondo ci fornisce la rotta. Il Diritto Canonico non lascia spazio all’ambiguità e declina tre pilastri fondamentali, aprendoci a un mondo sconfinato di opere al servizio dell’Umanità:

  1. Ordinare il culto divino: È la dimensione verticale dell’incontro con Dio. Qui troviamo i mattoni delle chiese sparse per il mondo, dalle cattedrali maestose fino alle piccole parrocchie di periferia. Ma il culto comprende anche la bellezza, che è patrimonio ecclesiale: dai dipinti di Caravaggio e l’estasi di Santa Teresa del Bernini, fino all’immaginetta consumata dalla devozione popolare, dallo scapolare protettore dei marinai al calice in legno grezzo usato da un missionario in Africa o in Asia.
  2. Provvedere all’onesto sostentamento del clero e degli altri ministri: Chi ha fatto della propria vita un dono totale a Dio e all’Umanità ha il diritto a una vita dignitosa. Sacerdoti, religiose e religiosi, seppur chiamati a vivere la virtù della povertà secondo il proprio carisma, sono esseri umani: mangiano, si vestono, invecchiano, si ammalano e devono potersi muovere per esercitare la missione affidata loro. Il patrimonio serve a garantire questa serenità operativa.
  3. Esercitare opere di apostolato e di carità, specialmente a servizio dei poveri: Qui la fredda norma giuridica diventa poesia pura. L’amore si fa mattone. Le opere di misericordia si incarnano e si trasformano in ospedali, dispensari medici, residenze per anziani o per bambini abbandonati. È la lotta contro la povertà educativa che ha fatto sorgere le scuole di ogni grado; è l’accoglienza che genera rifugi contro le nuove solitudini urbane. Sono i beni strumentali che permettono l’incarnazione dell’Inno alla Carità di San Paolo (1 Corinzi 13, 1-13): un amore che non è solo teoria, ma azione che richiede strutture e risorse per stare in piedi.

Il “Vincolo del fine”: La differenza tra valore e valori

Questa declinazione ci porta al cuore della mia impostazione sulla gestione e valorizzazione dei beni ecclesiastici, quella che definisco la regola del “Vincolo del fine”. I beni hanno senso esclusivamente in base ai fini.

Nel mondo della finanza speculativa la massimizzazione del profitto è l’unico scopo. Ma per la Chiesa, come ricorda il documento vaticano Economia a servizio del carisma e della missione e le direttive etiche di Mensuram Bonam, l’economia non è mai eticamente neutra. La redditività non può essere l’unico criterio; l’obiettivo è un ROI speciale, vale a dire il ritorno economico unito allo sviluppo umano integrale. Il denaro “deve servire e non governare”.

Da qui deriva una deduzione inesorabile e, per molti amministratori, scomoda: se un immobile, per quanto storico o affettivamente importante, non serve più a nessuno dei tre scopi canonici — se non ospita più una comunità viva, non serve per un’opera di apostolato e non produce alcun reddito per finanziare la missione altrove — esso ha perso il suo diritto all’esistenza, va trasformato in liquidità per la carità e la missione e per riequilibrare l’ecosistema nel bilancio di sostenibilità dell’Ente proprietario.

Però non vorrei anticipare tematiche che faranno parte del mio libro “Ecosistemi di beni ecclesiastici” che uscirà in autunno prossimo e dove i plurali sono pieni di senso e contenuti per la grande biodiversità degli Enti ecclesiastici.

Torno al Vaticano. La nuova legge fondamentale sullo Stato della Città del Vaticano ci fornisce un “assist” per parlare dei primi ecosistemi di beni e fini.

Quando si affronta il tema del patrimonio della Chiesa, l’errore più comune è l’approssimazione. Quante volte, leggendo i giornali, ascoltando chiacchiere da bar, o perfino leggendo alcuni libri, sentiamo parlare genericamente di “beni del Vaticano” o “della ricchezza della Chiesa”, facendo appunto di tutta l’erba un fascio.

Queste generalizzazioni non solo sono storicamente e giuridicamente inesatte, ma oscurano la conoscenza della realtà dei fatti, impedendo di comprendere chi decide, chi paga e chi ha la vera responsabilità di quei mattoni e di quei conti correnti. Per gestire un patrimonio, la prima regola assoluta è sapere a chi appartiene esattamente. E nel mondo cattolico, l’appartenenza fa tutta la differenza del mondo, perché dall’appartenenza derivano le regole di gestione.

Il Canone 1257 e la doppia natura giuridica

Per fare chiarezza, dobbiamo guardare al nostro faro, il Codice di Diritto Canonico.

Il canone 1257 stabilisce una distinzione fondamentale: “Tutti i beni temporali appartenenti alla Chiesa universale, alla Sede Apostolica e alle altre persone giuridiche pubbliche nella Chiesa, sono beni ecclesiastici e sono retti dai canoni seguenti”.

Questo significa che non tutti i beni posseduti da entità legate alla sfera cattolica sono automaticamente “beni ecclesiastici” in senso stretto. Solo quelli che appartengono a “persone giuridiche pubbliche canonicamente erette” godono di questo status particolare.

Per capirci in termini pratici: prendiamo un palazzo storico al centro di Roma. Se quel palazzo è intestato a una persona civile (fisica o giuridica, come una normale S.r.l. o una Fondazione senza fini di lucro costituita civilmente), segue esclusivamente l’ordinamento civile dello Stato italiano.

Se invece appartiene a una persona giuridica pubblica della Chiesa (come una diocesi, una parrocchia o una congregazione religiosa), segue un doppio binario normativo: quello civile dello Stato e quello canonico della Chiesa.

Ecco svelata una prima regola che fa sorgere spontanea un’ulteriore domanda: quali sono le persone giuridiche pubbliche nella Chiesa?

Il Canone  116 – §1 spiega: “Le persone giuridiche pubbliche sono insiemi di persone o di cose, che vengono costituite dalla competente autorità ecclesiastica perché, entro i fini ad esse prestabiliti, a nome della Chiesa compiano, a norma delle disposizioni del diritto, il proprio compito, loro affidato in vista del bene pubblico; tutte le altre persone giuridiche sono private”.

Lo stesso Canone, al paragrafo §2, aggiunge: “Le persone giuridiche pubbliche vengono dotate di tale personalità sia per il diritto stesso sia per speciale decreto dell’autorità competente che la concede espressamente; le persone giuridiche private vengono dotate di questa personalità soltanto per mezzo dello speciale decreto dell’autorità competente che concede espressamente la medesima personalità”.

Sono Persone Giuridiche Pubbliche:

  1. La Chiesa Universale: Secondo il Codice di Diritto Canonico (CIC), la Chiesa universale è la comunità dei fedeli, il popolo di Dio, istituita da Cristo e diffusa nel mondo intero, retta dal successore di Pietro (il Papa) e dai Vescovi in comunione con lui. Essa è una società gerarchicamente ordinata, salvifica e “cattolica”, ossia universale, sussistente nelle e dalle Chiese particolari.
  2. La Curia Romana, che è l’insieme di dicasteri e organismi che coadiuvano il Romano Pontefice nel governo della Chiesa universale. Essa agisce in nome e con l’autorità del Papa per l’esercizio del suo supremo ufficio pastorale, al servizio della Chiesa.
  • Funzione: Svolge compiti amministrativi, disciplinari e contenziosi per la Chiesa universale.
  • Ruolo del Papa: Il Papa si avvale della Curia per le attività di governo, rendendola uno strumento fondamentale per la sua missione.
  • Costituzione: Definita in dettaglio dal CIC (canoni 360-361), la Curia è composta da organismi come la Segreteria di Stato, i tribunali, i diversi dicasteri ed altri enti di cui a noi, in questo articolo, interessano quelli che hanno competenze in materie economico-patrimoniali e quelli che esercitano funzioni di tutela e vigilanza.
  • Finalità: La Curia Romana promuove l’unità, la fede e i costumi, e l’azione pastorale della Chiesa in tutto il mondo.

Quando si parla dunque di “Vaticano”, ci si dovrebbe riferire unicamente a questo livello. La Curia Romana, che è al servizio del Romano Pontefice e delle Chiese locali nel mondo, non è un monolite, ma gestisce il proprio patrimonio attraverso enti specifici, ciascuno con una funzione ben definita e più concretamente:

  • L’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica): È la vera “cassaforte” del Vaticano. L’APSA è l’organismo titolare dell’amministrazione e della gestione del patrimonio immobiliare e mobiliare della Santa Sede destinato a fornire le risorse necessarie all’adempimento della funzione propria della Curia Romana per il bene e a servizio delle Chiese particolari.
    Alla stessa compete amministrare il patrimonio immobiliare e mobiliare degli Enti che hanno affidato alla Santa Sede i propri beni, nel rispetto della finalità specifica per la quale il patrimonio è stato costituito e degli indirizzi e delle politiche generali approvate dagli Organismi competenti.
    L’esecuzione delle operazioni finanziarie avviene non solo attraverso l’attività strumentale dell’Istituto per le Opere di Religione.
    L’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica provvede a quanto è necessario per l’attività ordinaria della Curia Romana, curando la tesoreria, la contabilità, gli acquisti e può svolgere i medesimi servizi anche per le Istituzioni collegate con la Santa Sede o che facciano riferimento ad essa nel caso in cui ne facciano richiesta, oppure qualora sia così disposto.
    L’APSA è presieduta da un Presidente. Egli è assistito da un Segretario Generale e da un Consiglio, composto da cardinali, vescovi, presbiteri e laici, che lo aiuta nell’elaborazione delle linee strategiche dell’Ente e nella valutazione delle sue realizzazioni. L’organizzazione interna dell’organismo si articola in tre aree funzionali, che curano la gestione immobiliare, gli affari finanziari e i servizi.
    L’APSA è stata oggetto di una profonda ed efficace trasformazione e riorganizzazione dal pontificato di Papa Francesco e Papa Leone XIV ha continuato e rafforzato questa linea. I risultati sono percepibili a tutti, non solo per la trasparenza nella pubblicazione dei bilanci e nei risultati positivi della gestione, ma nell’essere focalizzata ai propri fini e nel destinare i beni a questi ultimi, rientrando in pieno nel citato canone 1254 paragrafo 2, comprese le opere di carità. Un esempio per tutti, ma ce ne sarebbero altri, è Palazzo Migliori nei pressi del Colonnato di Bernini, destinato ai senza fissa dimora.
  • Il Dicastero per l’Evangelizzazione (già Sacra Congregazione de Propaganda Fide) è un dicastero della Curia romana istituito nel 1622 da papa Gregorio XV (bolla Inscrutabili), incaricato di governare le missioni cattoliche, diffondere la fede e gestire la giurisdizione ecclesiastica nei territori di missione.
    • Scopo e funzione: Nata per coordinare l’evangelizzazione e difendere il cattolicesimo, ha la missione di operare fino ai confini del mondo, promuovendo la cooperazione missionaria e formando clero adatto.
    • Giurisdizione canonica: Esercita la giurisdizione sui territori in cui la struttura ecclesiastica non ha ancora raggiunto la forma di diocesi (vicariati, prefetture apostoliche).
    • Competenze: Si occupa della nomina dei vescovi nelle terre di missione, della fondazione di nuove circoscrizioni e della direzione dei missionari.
    • Strumenti: Dispone di collegi, come il Pontificio Collegio Urbano, per la formazione del clero locale.
    • Possiede un consistente patrimonio immobiliare a Roma, che include prestigiosi palazzi in zone di pregio nel centro storico della Capitale: da Piazza di Spagna a piazza Mignanelli, da via Margutta a via della Conciliazione, via Boncompagni, ecc.
    • A differenza dell’APSA non ha pubblicato bilanci né ha comunicato la redditività derivante dai propri beni destinata alle Missioni; tuttavia, la gestione amministrativa ci risulta sia migliorata molto da quando Papa Francesco nominò un delegato e successivamente è stato nominato un Segretario del Dicastero con delega all’amministrazione.
  • Il Fondo Pensione Vaticano: Garantisce il sostentamento e la dignità del personale laico ed ecclesiastico a riposo. È in fase di riequilibrio economico in cerca di sostenibilità nel tempo.
  • L’Istituto per le Opere di Religione (IOR): Contrariamente al mito, non è la “Banca centrale” del Vaticano, ma uno strumento di gestione finanziaria. Papa Francesco ha impresso una svolta radicale, facendo una pulizia totale, chiudendo i conti delle persone fisiche laiche non autorizzate e lasciando solo religiosi, ministri ed enti ecclesiastici. Si è professionalizzato, pienamente inserito nelle normative e nelle buone pratiche internazionali e produce utili destinati alla Missione della Chiesa e del Romano Pontefice.
  • L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: Ci tengo a citarlo perché è un altro ecosistema della Santa Sede, molto vivo e pieno di energia positiva e di carità vissuta con grandissima professionalità, un’eccellenza a livello mondiale. In questi ultimi anni ha risanato i propri bilanci entrando in positivo, è cresciuto nelle sedi (dai Poliambulatori alla sede di ricerca a San Paolo fino alla sede di viale di Villa Pamphili 100), ha accresciuto le prestazioni sanitarie, soprattutto nell’alta complessità, ed ora si prepara alla sfida della creazione del nuovo polo sanitario nell’ex Forlanini in attuazione del protocollo d’intesa tra Stato Vaticano e Stato Italiano.

In tutti questi ecosistemi di beni riguardanti Enti della Santa Sede sta giocando un ruolo essenziale di organizzazione e controllo di gestione la Segreteria per l’Economia Vaticana, composta da un team di persone con ampie e dimostrate competenze a livello internazionale.

Possiamo dunque concludere che gli ecosistemi di beni appartenenti ad Enti della Santa Sede e del Vaticano stanno trovando i giusti equilibri per essere davvero funzionali alla Missione della Chiesa Universale e del Romano Pontefice, e questa è una gran bella notizia che questo Osservatorio non poteva non sottolineare, declinare e celebrare. Deo gratias!

ASF

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