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I beni ecclesiastici nella scommessa globale dell’economia di Francesco

Nov 23, 2020 | Editoriali

Il filosofo Romano Guardini nelle “Lettere dal lago di Como” scrive: “Non dobbiamo irrigidirci contro il nuovo, tentando di conservare un bel mondo condannato a sparire”. Papa Francesco ne è pienamente consapevole e, in un momento storico caratterizzato dalla drammatica mancanza di leader, mette in campo la sua indiscussa autorità morale per proporre un profondo cambiamento degli stili di vita, dei modelli di produzione e di consumo, delle strutture consolidate di potere che oggi reggono le società.

Non possiamo affrontare la complessità delle nuove sfide con gli strumenti del passato.

Il Papa decide quindi di rivolgersi ai giovani – come tanto piaceva a San Giovanni Paolo II – menzionando lo “sviluppo umano integrale” teorizzato da San Paolo VI e si addentra nei temi più scottanti con una approfondita capacità di analisi dei fenomeni alla quale ci aveva abituato Benedetto XVI. In sintonia perfetta con i suoi predecessori, Papa Francesco, intende però fare un passo avanti per combattere la cultura dell’indifferenza e dello scarto che hanno inquinato la Terra ed il cuore degli esseri umani. Sono trascorsi poco più di cinque anni dalla “Laudato Si’” ed è giunto il momento di scommettere su una diversa narrazione economica.

Tanti giovani economisti, imprenditori e ricercatori si stanno riunendo in un vero e proprio movimento internazionale attivato da Francesco. Vivono quotidianamente l’insostenibilità di un sistema mondiale che spoglia la nostra sorella Terra e colpisce i più poveri e gli esclusi. Tuttavia, non è affatto facile confrontarsi con i giovani e sceglierli come interlocutori primari. Sono proprio loro i primi ad essere logorati dalle parole e, sempre loro, sentono fortemente quell’ineludibile bisogno di entusiasmarsi nell’incontro con esempi concreti ai quali ispirarsi. L’enciclica “Laudato Si’” non è solo un testo per una fruttuosa meditazione ma costituisce un vero e proprio programma di azione che coinvolge e scuote il popolo di Dio esortandolo ad agire come sale della terra e luce per tutta la società impegnata nella ricerca di nuovi modelli economici. Il concetto di sviluppo integrale nasce per la promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo e non può di certo prescindere dalla cura della casa comune. Non vi è inclusione senza relazione e viceversa. In questo scenario, i giovani sono chiamati ad essere i protagonisti del cambiamento ma lo saranno nella misura in cui individueranno credibili modelli di azione in grado di guidarli al servizio del bene comune.

Dalla scommessa globale di Papa Francesco derivano due responsabilità per la Chiesa.

La prima riguarda la corretta e trasparente gestione dei propri beni che dovrà rappresentare un esempio unanimemente riconosciuto. La seconda responsabilità concerne invece l’esercizio attivo di un potere di indirizzo in un nuovo percorso di sostenibilità ambientale e sociale nel segno dell’ecologia integrale. La scommessa globale di Papa Francesco e la sua capacità di incidere concretamente rimangono indissolubilmente legate alla gestione virtuosa dei beni ecclesiastici. E’ innegabile.

La riforma della finanza vaticana ispirata dal Santo Padre ha trovato non poche resistenze curiali ma, seppur ancora da completare, darà frutti abbondanti. Già ora, la mentalità rinnovata dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica) costituisce un faro per la Chiesa che non potrà mai più permettersi di cullarsi nell’immobilismo clericale delle scelte rinviate ai successori. Vengono quindi in nostro soccorso le buone pratiche internazionali che possono essere mutuate ed applicate con successo alla gestione dei beni. In questa direzione, la Chiesa nel territorio – rappresentata dalle diocesi – dovrà appoggiarsi alla competenza dei laici per elaborare un piano di rigenerazione e riqualificazione del patrimonio immobiliare ecclesiastico verso una reale transizione energetica. Un altro tassello decisivo ci viene consegnato dalla “finanza etica” che non è più da considerare l’ossimoro dialettico del recente passato ma si rivela un prezioso alleato nell’alimentare la coerenza necessaria alla gestione delle risorse di enti religiosi ed ecclesiastici.

Il modello proposto da Francesco, basato sul binomio relazione-inclusione, vincerà l’ambiziosa scommessa globale solo se il Santo Padre troverà al suo fianco una Chiesa in uscita che generi competenze nell’incarnare un esempio positivamente riconoscibile per il mondo intero. Non si può più rinviare e stiamo già respirando in quello che il Pontefice definisce: “Tempo di osare”. Orientare al bene comune le risorse ecclesiastiche e metterle a servizio della Missione sarà il vero carburante ecologico in grado di accendere il motore della nuova economia che vogliamo costruire insieme.

Luca Antonietti - OSSBEC
Luca Antonietti

Avvocato – CEO Green Energy Plus
Master in “Diritto e gestione dell’ambiente e del territorio”, International MBA (ESIC Madrid – SISU Shanghai)

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